Dal 1977 la Fondazione “Giovambattista Cima da Conegliano“, avvalendosi dell’esperienza e del sapere di eminenti studiosi, si è fatta interprete e promotrice della valorizzazione di uno fra i massimi artisti della Rinascenza Veneta, che a Conegliano nacque e visse, nella Casa che la famiglia Vazzoler volle restituita alla Città natale.
Se le “Giornate del Cima”, che la Fondazione organizza dal 1980, hanno dato un fondamentale contributo alla conoscenza dell’arte veneta antica, è altresì vero che la Fondazione Cima ha incentivato la promozione di tanti importanti artisti contemporanei che nella proprio nella Casa del Maestro coneglianese hanno esposto, trovando giusto riconoscimento della loro opera,
È parso perciò opportuno, a due anni dalla scomparsa, che Casa Cima si facesse promotrice della definitiva consacrazione critica di un importante artista contemporaneo, quel Vittorio Schweiger che, con la sua opera, costituisce un elemento di sintesi fra l’arte mitteleuropea e l’espressione alto-veneta e che, proprio in questi nobili spazi, ha esposto il ciclo dedicato alla Guerra del Kosovo e una prima antologia dell’opera.
L’attuale “Antologica” di Schweiger, presente a Conegliano, dà modo di apprezzare un percorso che si sviluppa per oltre mezzo secolo, caratterizzato dall’incessante ricerca di una cifra immediatamente distinguibile e dall’impegno sociale, che per Vittorio Schweiger risulta indisgiungibile dall’anelito espressivo.
È motivo d’orgoglio constatare come anche gli Enti pubblici – Comune, Provincia e Regione – diano oggi rigione, con il loro patrocinio, all’intuizione che abbiamo fatto nostra circa l’importanza dell’Autore; e come, nel nome di Vittorio Schweiger, sia stato possibile creare un’importante sinergia con il Comune di Vittorio Veneto e Latisana, che ospitano rispettivamente una scelta delle prime opere del Maestro e un florilegio della sua attività di disegnatore.
Il Presidente della Fondazione G.B. Cima da Conegliano
Maria Grazie Vazzoler
Per lo Schweiger la realtà delude l’uomo nelle sue richieste, dispone di lui suo malgrado, “togliendogli la speranza, lasciandogli la certezza” come dice Kafka.
Il mondo di Schweiger è un mondo di sofferenti: le sue creature sono deformi e tormentate dal dolore: sono queste le qualità degli umani che costituiscono la realtà delle sue immagini in pittura.
Questa realtà creata nell’arte è la reazione dell’artista alla natura, alla storia, alla società responsabile di non aver mantenuto le promesse.
Realtà soggettiva, la sua, come quella di tutti gli espressionisti, ma non meno vera della realtà oggettiva: anzi, per l’artista l’unica realtà possibile è quella del soggetto.
La realtà dell’oggetto, “il non io” non è forse quel mondo delle contraddizioni che appunto egli vuole combattere?
La realtà dello Schweiger è il suo mondo, di cui egli è il padrone assoluto; è un mondo suo, e vero, non ricavato dai discorsi di avanguardia o da effimere suggestioni letterarie: egli non vive insomma del solletico momentaneo o di qualche artificiale intellettualistico eccitamento.
Ciò che egli esprime è frutto di un’esperienza di un uomo che ha sofferto, di un uomo perseguitato e condotto alla disperazione, di un uomo per cui il mondo è divenuto minaccia invece di conforto.
E questo mondo umano, tragico, fatto di sofferenza e di miseria, interamente trapassa e si esprime nella sua arte, con figure di povera gente, sventurata, immersa nel dolore; ed il colore è scarno, di basso profondo, aderente, anzi addirittura di commento alla forma.
Dalla densa nuvolaglia tempestosa, ritmata da fugaci schiarite, spiccano le figure contorte di gente appartenente ad un’umanità derelitta, umiliata con povere cose. I suoi dipinti danno una sintesi cruda e netta della vita di quest’umanità: da un lato la vita faticosa e stentata degli operai, dei disoccupati, dei comunque derelitti, dall’altro il problema si generalizza e trascende gli stessi rapporti sociali per abbracciare la sfera dei rapporti dell’uomo col destino.
Virginio Doglioni (18.01.1952)
Le numerose esperienze di vita e la lunga sperimentazione pittorica hanno avuto un preciso rapporto di causa effetto nelle opere di Vittorio Schweiger.
Dopo un ormai lontano inizio prettamente figurativo nel quale egli esprimeva già la sua inconfondibile personalità e nel quale ha dimostrato di possedere un’ottima mano ed un perfetto dominio della spazialità, Vittorio Schweiger è transitato attraverso una serie di temi stilizzati che denunciavano le sofferenze umane espresse nelle sue varie forme per approdare infine, libero, alle recenti composizioni che esaltano la poesia, l’amore per la vita ed il suo trasmettersi da una generazione all’altra.
L’esperienza umana è stata il tema dominante di tutte le sue opere, che rappresentano la soddisfazione che l’uomo trae nell’eseguire i lavori più semplici e nel manifestare gli affetti píù genuini.
Amore per le cose semplici, per il lavoro nei campi, per la vita agreste, sentimenti puri; è quanto s’impara osservando le opere di questo artista.
Ed è difficile essere semplici, astrarre dalle molteplici esperienze umane solo i sentimenti puri, cosi com’è difficile astrarre dalle complessità delle forme solo quelle figure che rientrano in schemi logici puri ed essenziali.
Il sintetizzare in ogni singola opera questi sentimenti e queste forme è cosa che pochi sanno produrre.
Chico Sciuto (1999)